SUORE DELLA CARITÀ DI SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET
ITALIA

EDUCARE:
UN’ESPRESSIONE DELL’AMORE

Linee educative
secondo il carisma dell’Istituto

PRESENTAZIONE

Dio Solo!

Affido questo sussidio a tutte le Suore della Carità italiane, in particolare  a quelle impegnate nei diversi ambiti educativi, e ai laici che con loro collaborano e ne condividono la missione. Sollecitato da più parti, è stato presentato in una Bozza dal Consiglio Direttivo dell’Associazione Educativa Santa Giovanna Antida nel corso degli incontri provinciali di quest’anno. Al testo originario sono state apportate delle semplificazioni e delle modifiche, in risposta alle osservazioni e alle valutazioni positive presentate. Ora può giungere ai suoi destinatari, dopo essere stato rivisto e ultimamente approvato dalla Assemblea delle Superiore Provinciali italiane.
Come affermato nell’Introduzione, si tratta di uno strumento di lavoro necessario per elaborare dei progetti educativi, indispensabile per continuare a cimentarsi concretamente nella difficile arte di amare educando e fondamentale per qualificare la nostra identità carismatica.
Cerchiamo di ritrovare insieme la forza evangelica che è all’origine dell’impegno educativo attuato dalla Fondatrice: una donna intraprendente, con un’autentica passione per i poveri, che ha saputo sviluppare tutti i suoi talenti per metterli al servizio dell’evangelizzazione. Continuiamo oggi con coraggio a fare la scelta profetica dell’educazione per porci, con la Chiesa, nella prospettiva della Nuova Evangelizzazione, per diffondere una cultura cristiana, per promuovere e difendere la dignità della vita umana, per dare un senso all’esistenza di ogni uomo e di ogni donna. Suore della Carità e laici insieme contribuiamo a far crescere le persone secondo l’uomo nuovo che è Gesù Cristo e, contemporaneamente, impariamo a crescere noi stessi secondo un progetto di autorealizzazione che ha la sua pienezza nell’Amore crocifisso e risorto. L’audacia, la pazienza e la determinazione di Santa Giovanna Antida ci accompagnino e ci sostengano nelle nostre molteplici attività educative, affinché la nostra carità possa essere senza frontiere.

Roma, giugno 2000
a duecento anni dalla fondazione dell’Istituto

Madre MARIA LUISA COLOMBO

Superiora Generale

ABBREVIAZIONI E SIGLE

DP Discorso Preliminare, 1807, (in LD, pp. 3-22).
ETC Evangelizzazione e Testimonianza della Carità,
Orientamenti pastorali per gli anni ’90, CEI 1990.
IV Istruzione sui Voti, 2 aprile 1807, (in LD, pp. 22-23).
LC Lettera Circolare di Santa Giovanna Antida Tuouret.
LD Santa Giovanna Antida Thouret. Fondatrice delle Suore della
Carità. 1765-1826, Lettere e Documenti, Roma 1974.
L.MdC Lettera a Mons. De Champagne.
L.MIRdN Lettera al Ministro degli Interni del Regno di Napoli.
L.ML Lettera a Mons. Lecoz, Arcivescovo di Besançon.
LNS “La Nostra Stella” Rivista a cura delle Suore della Carità
L.SdS Lettera alle Suore della Savoia.
L.SM Lettera a Suor Marta.
MEAF Memoriale Esplicativo dell’Abate Filsjean (in LD, pp. 618-631).
MPV Memoriale di Pure Verità (in LD, pp. 462-477).
MSR Manoscritto di Suor Rosalia Thouret (in LD, pp. 482-616).
R. 1820 Istituto ossia Regole e Costituzioni Generali della Congregazione
delle Figlie di Carità sotto la protezione di S. Vincenzo de’ Paoli,
Roma, 1820.
RdV Regola di Vita, Suore della Carità di Santa Giovanna Antida,
Roma, 1981.
STdB Suprema Testimonianza di Besançon (in LD, pp. 632-633).
VC Vita Consecrata, Esortazione Apostolica postsinodale 1994.

INTRODUZIONE

Premessa

Attraverso l’azione educativa, noi Suore della Carità intendiamo essere fedeli al carisma ricevuto e ravvivarlo, accogliendo le parole che il Papa Giovanni Paolo II ci ha rivolto: “Vi invito a testimoniare generosamente il vostro amore per Gesù Cristo, nel servizio spirituale e temporale dei poveri, aprendo sempre più largamente il vostro sguardo sulle nuove forme di povertà che nei nostri giorni feriscono tanti uomini e donne e impediscono loro di vivere nella dignità di figli di Dio. Voi sarete allora ogni giorno la mano compassionevole di Cristo e della Chiesa, tesa verso i poveri e i piccoli, che  Dio ama. La vostra azione sarà anche, per tutti i cristiani e gli uomini di buona
volontà, una chiamata a praticare più intensamente la carità” (27.03.1999). Noi, che nel corso di due secoli abbiamo maturato uno stile educativo plasmato dall’esempio e dagli insegnamenti della nostra Fondatrice, ci sentiamo oggi direttamente coinvolte nel cercare di rispondere alle sfide poste da un mondo in rapido cambiamento, attraversato da molte contraddizioni, bisognoso di ritemprare la coscienza e lo spirito degli uomini per dare un senso alla storia del nuovo millennio. Nel nostro impegno educativo pertanto non ci fermiamo ai bisogni temporali, la salvezza piena dell’uomo è ciò che a noi è più caro di qualsiasi altra cosa, quello che anima
l’ardore della nostra missione, quello che vogliamo ricercare instancabilmente con Santa Giovanna Antida (cfr. R. 1820, p. 189).

Il contesto

Con l’intuizione propria di chi è vicino al cuore di Dio, Giovanna Antida  ha compreso fin dall’inizio della sua missione che l’educazione è una delle espressioni più alte e più ricche dell’amore. «Solo chi ama educa – afferma il Papa, all’Assemblea plenaria per l’educazione cattolica il 14.11.1995 – perché solo chi ama sa dire la verità che è l’amore. Dio è il vero educatore perché “ Dio è amore”. Ecco allora il
nucleo, il centro incandescente di ogni attività educativa: collaborare alla scoperta della vera immagine che l’amore di Dio ha impresso indelebilmente in ogni persona e che viene conservata nel mistero del suo stesso amore. Educare significa riconoscere in ogni persona e pronunciare su ogni persona la verità che è Gesù, perché ogni persona possa diventare libera». L’educazione libera la persona dalle schiavitù che le sono imposte, libera dalle schiavitù ancora più strette e tremende che essa stessa si impone. L’educazione, afferma Jacques Delors, è uno dei mezzi principali per promuovere una forma più profonda e più armoniosa dello sviluppo umano, e quindi per ridurre la povertà, l’esclusione, l’ignoranza, l’oppressione e la guerra. Una preziosa sollecitazione ci viene anche dal Rapporto all’UNESCO redatto dalla Commissione Internazionale sull’Educazione per il Ventunesimo Secolo, attraverso il seguente imperativo: “Nessuno dei talenti che sono nascosti come un tesoro sepolto in ciascuna persona deve essere lasciato inutilizzato”.
La stessa Commissione propone quattro pilastri come i fondamenti dell’educazione per il prossimo secolo: imparare a vivere insieme, imparare a conoscere, imparare a fare, imparare ad essere (cfr. J. Delors). Questa stessa domanda di apprendimento per tutta la vita proviene dalla società contemporanea e chiede agli educatori di trovare nuovi itinerari di formazione per offrire ad ogni persona, soprattutto se debole, indifesa ed emarginata, la possibilità di imparare ad imparare. Questa dovrebbe essere la strada da seguire per dare voce ai poveri. Questa è la strada che anche noi, Suore della Carità a servizio dei poveri, vogliamo seguire. Alcune di noi sono insegnanti, tutte siamo per vocazione educatrici e, con il genio ed il coraggio di Santa Giovanna Antida, vogliamo considerare le persone di ogni età a noi affidate come sacri depositi e come talenti posti nelle nostre mani per farli valere (cfr. R. 1820, p. 265).

Il documento ed il suo significato

In Italia, come Suore della Carità ci sentiamo chiamate ad un coraggioso rinnovamento nell’avventura dell’educazione, convinte che
l’eredità preziosa dell’esperienza di duecento anni di vita della Congregazione manifesti la sua fecondità soprattutto nella capacità di un sapiente ripensamento del passato, per vivere il presente e anticipare il futuro. Pertanto questo documento, destinato alle Suore della Carità impegnate nel servizio educativo e ai laici che ne condividono la missione, vuole essere una risposta, per quanto breve e incompleta, a tali provocazioni e vuole offrire alcune linee educative per ravvivare il nostro lavoro e la nostra presenza nella formazione di giovani e meno giovani. Esso è uno strumento di lavoro per aiutarci a costruire e verificare itinerari educativi, calandoli nel contestoculturale e geografico della realtà in cui viviamo. Cerchiamo insieme di tradurre queste semplici indicazioni nell’esperienza concreta dei nostri ambienti operativi e delle nostre realtà: esse si caricheranno di tutto il loro significato e di novità di vita. Continuiamo a qualificare la nostra identità carismatica nel servizio educativo, nutrendoci dell’esperienza spirituale che sta all’origine della nostra vocazione di Suore della Carità, ridisegnandola oggi nel contesto della società attuale.

1. GIOVANNA ANTIDA EDUCATRICE

1.1 Il progetto di Giovanna Antida

Si sono appena concluse le celebrazioni del Bicentenario di fondazione della Congregazione, la quale ha avuto inizio con l’apertura della prima opera, la piccola scuola di via Des Martelots a Besançon, in Franca Contea, l’11 aprile 1799. Accogliendo il mandato della Chiesa di “ristabilire la fede e i buoni costumi”, Giovanna Antida ha dato vita ad un’esperienza di educazione che ha investito tutti i campi della sua opera, dall’ospedale alla scuola, dal carcere ai bambini abbandonati, dagli emarginati alle nuove povertà. Giovanna Antida non perde tempo: appena le è possibile, con le giovani che a lei si uniscono e che costituiscono la prima comunità educante, predispone opere diverse per servire e istruire i poveri e risponde senza indugio agli appelli che le giungono da ogni parte, perché è profondamente convinta di aver ricevuto da Dio, tramite la Chiesa, la missione di servire i poveri nei loro bisogni spirituali e temporali, in qualunque luogo si trovino, di insegnare ai poveri a conoscere ed amare Dio. Ella si sente chiamata a vivere con le sue compagne come testimone dell’amore di Dio e ad annunciarLo ai poveri attraverso gli umili servizi da prestare loro giorno dopo giorno. Giovanna Antida consumata dal fuoco della carità diceva che “avrebbe attraversato i mari, sarebbe andata in capo al mondo, se avesse creduto che Dio lo volesseper procurare la sua gloria” (STdB, in LD, p. 632; cfr. L.ML 28.02.1813, in LD, pp. 224-225). Accanto alla scuola fa crescere le opere di misericordia in un unico progetto pedagogico, in cui l’educazione è la pietra angolare, poiché offre contemporaneamente formazione della coscienza e opportunità per inserirsi dignitosamente nella società. L’educazione è infatti il più alto servizio che si può rendere ad un povero. Scuola ed opere di carità, per Giovanna Antida si fondono in un solo progetto di educazione alla solidarietà.

1.2 La passione per Dio e per l’uomo

L’anima dell’educazione per S. Giovanna Antida è la passione per Dio e per l’uomo: “l’amore e il servizio di Dio sono inseparabili da quello del prossimo” (cfr. MSR, in LD, p. 531).
Questa stessa passione è ciò che può e deve caratterizzare anche l’azione di coloro che scelgono di lasciarsi contagiare dall’esempio di Santa Giovanna Antida. Le conoscenze, le competenze, il servizio sono aride informazioni e sterili azioni, senza la passione per Dio e per l’uomo. Questa deve diventare messaggio di vita, relazione che nutre, energia che dà forma alla persona; prima di tutto a quella dell’educatore, proprio in quanto educatore, chiamato anch’egli ad imparare. I Vangeli ci mostrano Gesù che, davanti alle moltitudini sfinite e desiderose di verità, prova compassione: per questo dà loro da mangiare e inizia ad insegnare.
Giovanna Antida segue l’esempio del Maestro:
– come Gesù cerca Dio Solo, in atteggiamento di incessante preghiera, di
accoglienza e di adorazione della Sua volontà;
– come Gesù si mette al fianco dei più fragili e dei più deboli, trasformando la
compassione in tenerezza verso ogni uomo ed ogni donna.

1.3 Gesù Cristo… i poveri

Gesù Cristo è la nostra vita, come lo è stato per Giovanna Antida, nel mistero della sua Incarnazione, della sua Morte e della sua Risurrezione:
• Gesù Cristo che porta la Buona Novella ai poveri e che si è
identificato con essi;
• Gesù Cristo che si mette a servizio e lava i piedi dei suoi discepoli.

La nostra Regola di Vita ci richiama a questo:

Sotto forme diverse mettiamo in pratica
il Comandamento del Signore
che “lavò i piedi ai suoi discepoli”
e “li amò fino alla fine”
Cristo serve per mezzo nostro i poveri,
noi serviamo in essi Gesù stesso
che si è identificato ai “più piccoli”
ed ai più disprezzati ( RdV 5.1.2.; Gv 13,14-15).

La passione per Cristo suscita la passione per i poveri; fare la scelta di Cristo porta a fare la scelta dei poveri. Tutto questo ha radici nell’esperienza di fede e di servizio di Giovanna Antida: una donna che ha amato Gesù Cristo, suo sposo e modello, e l’ha servito nei poveri, ricordando alle sue figlie “… di considerare solo Gesù Cristo nella persona dei poveri. Serviteli sempre come servireste Gesù Cristo stesso, ossia con umiltà, rispetto,  compassione e carità” (cfr. IV, 2.04.1807, in LD, p. 27).

Noi Suore della Carità così affermiamo nella nostra Regola di Vita:
“Per mezzo del suo Spirito,
il Signore ci precede nel cuore e nella vita dei poveri…
la loro vita ci avvicina a Gesù, …
e Gesù Cristo pregato e contemplato,
ci rimanda ai poveri (RdV 5.1.4.).

Il Vangelo della carità può trovare posto nei nostri progetti educativo-pastorali, se parte da due convinzioni elementari, ma “fondanti”.

Gesù Cristo, il Signore, il Salvatore è il centro della nostra vita di  educatori e di educatrici cristiani . In un contesto di comunità educante che condivide, non solo progetti e cultura, ma anche esperienza di fede e carisma, possono far testo tanto l’esperienza di vita di
Giovanna Antida

“Gesù Cristo … è il mio modello perfetto…” (L.SM, 1825, in LD, p. 406),
quanto il suo insegnamento “non badiamo che a Lui, non pensiamo che a Lui, non desideriamo che Lui,
non viviamo che per Lui” (LC 2.12.1821, in LD, p. 84).

I poveri, sono l’immagine nella quale la Chiesa riconosce il volto del Signore e il sigillo della sua croce; il cui servizio diviene addirittura “verifica della fedeltà della Chiesa a Cristo” ( ETC 47). I poveri, “membra preziose di Gesù Cristo sofferente, saranno soccorsi e consolati in tutte le loro miserie spirituali e temporali” (DP,1807, in LD, p. 6).

Un’azione educativa, secondo lo stile di Giovanna Antida, non può prescindere da queste due colonne dell’esperienza spirituale cristiana.

Per attualizzare …

a. Maturare nella fede fa supporre un cammino che parte da una indiscutibile opzione esistenziale: ”È Gesù solo che abbiamo sempre seguito dovunque ed è Lui solo che vogliamo sempre seguire” (LC 14.12.1823, in LD, p. 89) e nello stesso tempo, richiede di crescere nella vita cristiana che è ascolto della parola di Dio, preghiera, vita sacramentale, specialmente eucaristica, vita della comunità cristiana e testimonianza della carità.

b. Un carisma è frutto dello Spirito, è un dono alla Chiesa ed è un dono generatore di vita. Giovanna Antida condivide il carisma che ha ricevuto in dono, inizialmente con le sue prime compagne, poi con le Suore della Carità di tutti i tempi.

Ella ha vissuto intensamente l’esperienza della missione condivisa come una delle forme privilegiate di educazione e formazione.
Nel nostro tempo, la Chiesa ci invita a pensare, con maggiore convinzione ed ampiezza di vedute, i modi in cui il carisma può essere condiviso anche con i laici. Così si esprime Vita Consecrata:
“Uno dei frutti della dottrina della Chiesa come comunione, in questi
anni, è stata la presa di coscienza che le sue varie componenti possono e
devono unire le loro forze, in atteggiamento di collaborazione e di scambio di
doni, per partecipare più attivamente alla missione ecclesiale. Ciò
contribuisce a dare un’immagine più articolata e completa della Chiesa
stessa, oltre che a rendere più efficace la risposta alle grandi sfide del nostro
tempo, grazie all’apporto corale dei diversi doni. … Oggi non pochi Istituti,
spesso in forza delle nuove situazioni, sono pervenute alla convinzione che il
loro carisma può essere condiviso con i laici. Questi vengono perciò invitati a
partecipare in modo più intenso alla spiritualità e alla missione dell’Istituto
medesimo” (VC n. 54; cfr. anche nn. 55 e 56).

Suore della Carità e laici siamo chiamati insieme a camminare nell’impegno educativo, a sintonizzarci nell’attenzione alle nuove povertà
culturali, morali, umane oltre che materiali; a trasformare i luoghi educativi in laboratori dove condividiamo un progetto educativo e un carisma di carità.

Vogliamo dare vita a progetti che facciano della solidarietà il criterio-base per un’autentica formazione al “bene comune”, che parte dal bene per gli ultimi, e alla “reciprocità”, che parte dalla prossimità.

Vogliamo dare vita a progetti che sappiano prevedere, non accanto, ma dentro gli spazi dell’evangelizzazione e della cultura, i tempi del servizio, convinte che quanto un’agenzia educativa progetta per la solidarietà è: tempo di salvezza, in termini spirituali; laboratorio di apprendimento, in termini culturali; sequela di Cristo, in termini evangelici.

I nostri progetti educativi vogliono tentare di tradurre pedagogicamente il nostro carisma, nella fiduciosa certezza che “Dio ci precede nel cuore e nella vita dei poveri” (RdV 5.1.4.). Servire i poveri: una grande unica missione che può mettere in comunicazione spirituale la vocazione di speciale consacrazione e la vocazione laicale. Vogliamo impegnarci a passare dal servizio condiviso, al carisma e alla
missione condivisi, nella ricchezza di identità vocazionali diverse e complementari.

2. LA CARITÁ COME ANIMA DELL’EDUCAZIONE E PRINCIPIO
DI FORMAZIONE

Giovanna Antida ha sempre cercato di arrivare al cuore della persona, aiutandola a costruirsi dal di dentro: il cuore è il luogo dell’educazione vera ed è solo parlando al cuore delle persone che si riesce ad educare. Di Lei, come fondatrice e superiora, dice l’Abate Filsjean: “Ho notato sovente che possedeva il cuore delle sue compagne, che mi sembravano avere per lei una grande apertura e le si mostravano generalmente molto attaccate” (MEAF, 1820, in LD, p. 626)

Indubbiamente Giovanna Antida è una donna che vive ciò che insegna; a noi oggi, come alle sue prime figlie, raccomanda:
“La ragione, le maniere dolci, e persuasive guadagnano il cuore …” (R. 1820, p. 225).

“Per rendere virtuoso il cuore, non si lascerà né la persuasione,
né l’esempio, né la preghiera, né i Sacramenti, né la correzione,
né alcun altro mezzo che la ragione e la religione, sempre in
sintonia, mettono nelle mani dei maestri dell’educazione” (R. 1820, pp. 277-279).

“… l’esempio ha un grande ascendente nel cuore dell’uomo, soprattutto nella prima età …” (R. 1820, p. 247).

Attraverso l’esperienza apostolica, Giovanna Antida scopre e riconosce in se stessa il dono di un’autentica vocazione: ”
molta tenerezza per i malati” (MPV, 1825, in LD, p. 470)
che di fatto estende in seguito a tutti i poveri e chiede alle sue figlie di manifestarla in qualunque servizio, attraverso i tratti:
– dell’amore rispettoso e attento : Giovanna Antida vuole che le sue suore servano i poveri con rispetto, vedendo in essi la persona di Gesù Cristo che ha ritenuto fatto a se stesso quanto è fatto ad uno solo dei fratelli più piccoli(R. 1820, p. 257);
– dell’amore vigilante: la vigilanza è dettata dall’amore, si esprime con maniere dolci ed è allo stesso tempo ferma e costante (R. 1820, pp. 221.245.275);
– dell’amore che responsabilizza e rende cosciente la persona di ciò che compie (R. 1820, pp. 211.222-223 ss;);
– dell’amore che esige: il carattere dell’educatore deve possedere dolcezza e fermezza perché la persona possa trovare continuamente un riferimento significativo e costruttivo. Le maniere dolci e la ragione sono i mezzi con i quali guadagniamo il cuore delle persone (R. 1820, pp. 223.225);
– dell’amore soprannaturale: amore che viene da Dio, amore di Dio e amore del prossimo che è dono dello Spirito. Con questo amore, afferma Giovanna Antida, le sue figlie non si lasciano abbattere né dal disgusto, né dalla fatica, né dalle maniere rozze di coloro che debbono essere l’oggetto del loro zelo e della loro tenera sollecitudine (DP, 1807, in LD, p. 14;
L.MIRdN 31.11.1813, in LD, p. 215).

Questo amore, attento e rispettoso, si fonda sulla carità soprannaturale che non dimentica di essere attenta a tutti i bisogni della persona, anzi, proprio per questa sua premura diventa principio di formazione, un linguaggio del cuore che coinvolge educatore ed educando. In un intervento del 1965 Madre M. Candida Torchio afferma:
”Se essa (S. Giovanna Antida) fa scuola e dà tanta importanza all’insegnamento in
generale e al catechismo in particolare, è evidentissimo lo scopo: comunicare la verità
per comunicare la vita divina alle anime, vita di cui essa è splendida testimonianza con la sua carità.
Spirito concreto, sa bene dove vuole giungere e lo richiama
energicamente alle sue figlie più volte nella S. Regola: se cura i corpi è per
giungere alle anime, se insegna è per educare dei figli di Dio, se assiste e
conforta ogni umana miseria è ancora per portare alle anime la luce vitale
della verità evangelica. Come S. Paolo essa esorta le sue figlie ‘a fare la
verità nella carità’, ad essere sempre e dovunque madri delle anime,
alimentando in loro la vita divina della grazia” (cfr. LNS n.2, giugno 1965, p.106).

In questo modo la carità diventa l’anima dell’educazione. Per Giovanna Antida
“L’uomo deve essere formato quale deve essere
in tutta la sua vita” (R. 1820, p. 223)
e aiutato a crescere come uomo, ma soprattutto come cristiano poiché“La carità cristiana abbraccia tutti i tempi, tutti i luoghi, e tutte le persone, senza far distinzione di età, di sesso, di condizione (R.1820, p. 187) ed il suo scopo principale “è la salvezza dell’anima” (R. 1820 p. 189; cfr. DP, 1807, in LD, p. 14). L’evangelizzazione è il motivo principale del servizio e quindi dell’azione educativo-formativa, secondo S. Giovanna Antida, dal momento che “Insegnare ai poveri a conoscere, ad amare e servire il Signore è fare in parte quello che il Salvatore del mondo è venuto a fare in terra” (R. 1820, p. 25; DP, 1807, in LD, p. 11; cfr. Lc 4,18: annunciare la Buona Novella ai poveri).

Per attualizzare …

a. L’azione educativa è efficace nella misura in cui scaturisce dall’incontro di persone. Ogni persona è un essere in relazione: questa è sostanzialmente comunicazione. La relazione è lo spazio in cui si manifesta il mistero dell’incarnazione. L’educatore deve conoscere bene la sua identità e la sua missione per porsi alla scuola di Gesù, seguendo l’esempio del Maestro, del Comunicatore, del Formatore per eccellenza.

b. La relazione è educativa solo se è il risultato di un amore gratuito che si pone nella prospettiva del mistero dell’educazione, quale mistero di vita. L’interesse per la persona deve sempre essere singolare, per vincere il pericolo dell’indifferenza che ferisce.

La relazione educativa è autentica quando:
• tende all’accettazione profonda dell’altro, del cuore della persona;
• riesce a scoprire il positivo che c’è nell’altro;
• desidera soprattutto che l’altro sia felice;
• fa in modo che l’altro senta l’educatore come suo alleato;
• c’è fiducia reciproca;
• sa godere della prossimità;
• c’è lo spazio per comunicare, dialogare, discutere;
• si condividono le esperienze di vita;
• è possibile fare progetti insieme;
• c’è la disposizione interiore a comprendere e perdonare;
• c’è la consapevolezza di dover dare un esempio sereno di crescita, un
modello di fecondità vitale, una testimonianza di vita evangelica.

c. L’amore (inteso come dar fiducia, credito, coraggio, stima, comprensione, al proprio interlocutore) è il più rivoluzionario paradigma educativo, preventivo, riabilitativo, terapeutico e socializzante che supera i limiti personali e che coinvolge, in modo integrale, le persone in un comune processo di crescita.

3. LO STILE EDUCATIVO

Tutta la vita di Giovanna Antida, nella ricchezza della sua personalità, nella varietà del suo agire, nella profondità del suo sentire, nella verità del suo dire, contribuisce a definire il suo stile di donna ricca di sentimenti, di gusti, creativa, intraprendente, sensibile, coraggiosa, forte, equilibrata, armoniosa, saggia, prudente e a delineare il suo stile di fondatrice: una piccola del Vangelo, sulla quale si è posato lo sguardo dell’Altissimo, fecondandola col suo Spirito di amore, di tenerezza, di novità evangelica. Una donna, nel cui mistero di vita viene depositato un dono, un seme, un carisma per l’utilità comune, uno stile umano-spirituale di servire.

“Lavorate generosamente nella vigna del Signore, ingranditela, quanto
lo permette per la sua gloria” (L. SdS 6.06.1825, in LD, p. 413)

Noi Suore della Carità vogliamo essere un segno visibile della fecondità spirituale della nostra Santa Madre e concorrere alla vitalità, alla maturazione e alla realizzazione dello stile di carità educante che ci ha lasciato in eredità e che ha riconosciuto in Gesù il modello.
Giovanna Antida infatti ci ricorda: Le Suore educatrici e formatrici “non perderanno di vista la condotta che il Salvatore tenne costantemente verso gli Apostoli. Egli sopportava con bontà la loro rozzezza. Con maniere dolci raddrizzava i loro difetti e li correggeva con pazienza, non si irritava per le loro mancanze, né li trattava mai duramente, e da loro non esigeva che fossero perfetti in un istante … Vi fu mai un padre più dolce e più tenero di Gesù? Vi è un modello più saggio e più degno di avere dei veri imitatori?” (cfr. R. 1820, p. 373).

Le persone che si dedicano ad una missione così interessante e delicata quale è l’educazione, secondo Giovanna Antida, devono possedere le seguenti qualità: dei comportamenti irreprensibili, una condotta esemplare, una adeguata preparazione culturale, un carattere dolce e ad un tempo fermo e costante; uno spirito solido, una onestà provata, uno zelo evidente, una saggia pietà, il talento di comunicare il sapere (cfr. R. 1820, p. 275). Oggi non è più possibile, però, pensare all’azione educativa come patrimonio e terreno del singolo educatore. Abbiamo già sperimentato che la collaborazione fra noi e con i laici è fonte di arricchimento e, allo stesso
tempo, abbiamo già considerato la necessità di procedere in modo progettuale, elaborando percorsi educativi condivisi, verificandoli con
regolarità per renderli sempre più “a misura” delle persone che ne sono destinatarie. Da ciò la necessità di un cambio radicale di prospettiva sui “soggetti dell’educazione”. Il primo ed il più importante è che l’educando venga collocato al centro del sistema formativo. La conseguenza è evidente. Il soggetto dell’educazione è la persona stessa di colui che apprende. L’educatore diventa l’animatore che conduce all’autoformazione, apre l’accesso al mondo reale anziché trasmettere informazioni. Fa da mediatore tra l’educando e la massa delle informazioni. E’ importante allora per noi educatori, non perdere mai il contatto con la realtà del territorio in cui viviamo, prima di tutto con la Chiesa locale. L’ecclesialità è una eredità preziosa di famiglia e noi Suore della Carità siamo chiamate a farla fruttificare in tutta la sua vitalità. La complessità della società e la marginalizzazione della fede ci convincono infatti di quanto sia necessario ridare spessore alla coscienza dell’identità ecclesiale delle nostre opere educative. Esse si configurano come “soggetto ecclesiale”, luogo di
autentica e specifica azione pastorale.

Per attualizzare …

a. Nella relazione educativa, oggi, il modello della mediazione viene a sostituirsi al modello della semplice trasmissione, così da delineare uno stile educativo apparentemente debole, ma in realtà più forte ed autorevole. L’educatore, in quanto mediatore culturale, non è più solo un canale: suo compito è quello di sollecitare il gusto dell’imparare ad imparare, rendendo protagonista attivo l’interlocutore.
L’educatore diventa così un accompagnatore capace di affascinare al fine di suscitare un genuino interesse per il sapere e per la verità.

b. Lo stile educativo deve esprimere una particolare attenzione alla persona, in quanto soggetto culturale capace di costruire il proprio universo conoscitivo. L’approccio interattivo-costruttivista ribadisce l’importanza della relazione tra il comportamento sociale e lo sviluppo cognitivo. Noi viviamo, conosciamo, cresciamo insieme con gli altri. Oggi è necessario entrare nell’orizzonte globale e multimediale del processo di costruzione dei saperi, consapevoli che i significati delle parole che usiamo vanno ogni volta negoziati. Un contenuto ha senso quando se ne colgono gli intrecci, le trame, le cornici di riferimento. La conoscenza è soggettiva, per questo l’intervento educativo ha bisogno di essere continuamente personalizzato. L’azione è formativa se riesce a rendere partecipe il soggetto coinvolto nel percorso di crescita e a fargli acquisire delle competenze che gli permettano di agire nel mondo per trasformarlo; se lo rende in grado di mettersi in
relazione con gli altri, potenziando la sua capacità di confrontare e di valutare le situazioni che sperimenta. L’individuo costruisce la realtà e interpreta continuamente la propria esperienza, organizzando le informazioni che riceve. Tutto ciò è possibile all’interno di relazioni positive, in contesti flessibili, dove la stima di sé si rafforza e il pensiero creativo si sviluppa. L’educatore deve diventare il facilitatore di un processo di apprendimento attivo, in cui trasmettere meno informazioni e supportare, guidare, agevolare maggiormente l’itinerario formativo e di autoformazione.

c. Uno stile educativo che sceglie di essere particolarmente attento ai piccoli, ai deboli, agli ultimi della società contemporanea, deve essere consapevole che questi sono coloro che non sanno, che non hanno voce, che non possiedono parola, che non hanno potere, che non sanno difendersi e non hanno chi li difenda. Educare i poveri è ridare loro la dignità di persone e la grandezza di figli di Dio. In una società in cui l’informazione è potere e la cultura è ricchezza, l’educazione diviene il tesoro di cui i poveri debbono essere resi partecipi

d. Gli educatori sono chiamati oggi a creare canali di comunicazione efficace tra le varie agenzie educative al fine di ampliare sempre più le reti della solidarietà e della carità cristiana. Inoltre, oggi, non è più possibile soddisfare la molteplicità dei bisogni con risposte uniformi o strutture unitarie, ma l’offerta va diversificata il più possibile attraverso un intervento a rete. Il territorio, con la pluralità dei canali e delle offerte formative esistenti, è una risorsa cui attingere per realizzare un servizio educativo sempre più ricco e qualificato. A nostra volta, vogliamo dare un contributo efficace e porci come risorsa per il territorio. Lavorare in rete non è solo uno slogan attuale, è un modo di vivere, di scambiarsi informazioni e competenze, di confrontarsi e di migliorarsi continuamente per il bene dell’uomo e della donna che siamo chiamati a servire nell’educazione.

Santa GIOVANNA ANTIDA THOURET
Fondatrice delle Suore della Carità
(1765 – 1826)

APPENDICE

Vita di Santa Giovanna Antida Thouret

Giovanna Antida Thouret, Fondatrice delle Suore della Carità, nasce in Francia, a Sancey-le-Long il 27 novembre 1765. Quinta di otto figli, perde la madre all’età di 16 anni. Il padre, agricoltore, le affida allora la responsabilità della casa. A 22 anni, dopo molte prove, Giovanna Antida può finalmente rispondere alla sua vocazione: offrire la sua vita a Cristo e servire i poveri, per questo entra nel noviziato delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli a Parigi. Nel luglio del 1789 scoppia la Rivoluzione. Inizia la persecuzione religiosa e si susseguono i decreti contro la Chiesa ed il clero. Il 28 aprile 1792 l’Assemblea Legislativa vota la soppressione di tutte le Congregazioni religiose. La giovane novizia si rifiuta di prestare il giuramento richiesto dai rivoluzionari: un soldato irritato dal suo coraggio la colpisce al torace con il calcio del fucile. Seguono cinque mesi di grandi sofferenze fisiche, a causa della frattura delle costole riportata. A fineottobre, in seguito allo scioglimento di tutte le associazioni religiose, Giovanna Antida si vede costretta a ritornare a Besançon e poi al suo paese natale dove si adopera per curare i malati, istruire i fanciulli, aiutare i sacerdoti obbligati a nascondersi e riunire i fedeli per la preghiera. Decisa a restare fedele alla chiamata di Gesù Cristo e alla sua vocazione religiosa, sceglie di unirsi a Padre Antoine Sylvestre Receveur, fondatore della Società dei Solitari, ove già si trova la sorella Giovanna Barbara. Si reca con loro esule prima in Svizzera e poi in Germania. Le difficoltà incontrate nell’adempimento del suo servizio ai malati, provocano in lei un sofferto discernimento, per questo il 24 aprile del 1797, lascia la comunità, decisa a cercare altrove la volontà di Dio. Inizia così il suo pellegrinaggio: quattro mesi di cammino da sola, senza conoscere la lingua, senza denaro e senza una meta precisa, sperimentando la povertà più totale. Giovanna Antida affronta numerose avversità e pericoli, sostenuta dalla fede e dalla preghiera incessante. Giunge in Svizzera e sosta presso il santuario
mariano di Einsiedeln. Qui riceve una prima luce: Dio la vuole di nuovo in Francia. Prosegue il suo itinerario sino al villaggio di Landeron, dove incontra alcuni rappresentanti della diocesi di Besançon, anch’essi in esilio. Sono loro a rivolgerle un appello pressante: “ … È opportuno che voi rientriate in Francia. Raccoglierete delle ragazze che formerete come voi siete stata formata, e fonderete a Besançon una casa per l’istruzione della gioventù e l’assistenza dei malati poveri” (MPV, in LD, p. 466). Giovanna Antida si sente illuminata sulla volontà di Dio e obbedisce prontamente a questa richiesta. Purtroppo la Rivoluzione si risveglia ed ella è costretta a nascondersi per
circa un anno nel villaggio di La Grange. Finalmente, tornata la calma, l’11 aprile 1799 apre a Besançon una scuola, un dispensario e una mensa per i poveri. Fonda una nuova Congregazione e si uniscono a lei numerose giovani desiderose di condividere il suo progetto.
In seguito, le Suore della Carità sono chiamate in più diocesi e dipartimenti. Nel 1810, la madre di Napoleone chiede a Madre Thouret di fare delle fondazioni in tutto il Regno di Napoli. Per incoraggiare le sue Suore, Giovanna Antida parte con loro verso la nuova missione. Dopo i primi difficili anni, nel 1813 finalmente viene aperto il noviziato napoletano e seguono le nuove fondazioni. Nel 1818, la fondatrice si reca a Roma per chiedere l’approvazione del suo Istituto e della Regola. Il 23 luglio 1819, Papa Pio VII approva l’Istituto delle Suore della Carità e le Costituzioni e Regole annesse. La gioia di Giovanna Antida si trasforma presto in una profonda sofferenza, perché tale evento segna la definitiva lacerazione dalle sue figlie di Besançon, rimaste fedeli al clero gallicano, piuttosto che alla propria Madre e alla Chiesa. La Fondatrice continua a sollecitare le sue figlie alla fedeltà al Papa con questo appassionato grido: “Io sono figlia della Santa Chiesa, siatelo con me” (LC 11.04.1820, in LD, p. 294). I ripetuti tentativi di chiarificazione e di riavvicinamento attuati da Giovanna Antida rimangono vani ed essa muore a Napoli il 24 agosto 1826, senza poter vedere la riunificazione del suo Istituto. Giovanna Antidamava ripetere che avrebbe attraversato i mari, sarebbe andata in capo al mondo, se avesse creduto che Dio lo volesse per
procurare la sua gloria. Giovanna Antida viene beatificata il 24 maggio 1926 e canonizzata il 14 gennaio 1934.
Giovanna Antida si è lasciata scolpire docilmente dallo Spirito che non si ripete mai e ha interpretato creativamente il carisma della carità, lo ha colorato di femminilità, di tenerezza, di cura e di sollecitudine. Servire Gesù Cristo nella persona dei poveri esige uno zelo ardente, una dedizione generosa, una carità accurata e tenera, richiede umiltà, rispetto, compassione. Il servizio spirituale e temporale dei poveri fatto per Gesù Cristo è il nucleo del carisma di Santa Giovanna Antida. La fiamma della carità illumina la spiritualità di una azione che è tesa a fare di ogni povero, uomo o donna, giovane o vecchio, un figlio di Dio. Il senso del servizio è salvare le anime. Il genio femminile di Giovanna Antida consiste nell’aver generato una Congregazione di cui lei è stata la guida sicura, in un tempo in cui non era concesso alle donne di svolgere nella Chiesa funzioni di comando. Questa forte vergine del Vangelo, questa donna di azione ha aperto la strada che nell’Ottocento vedrà un fiorire di famiglie religiose a guida femminile. Oggi, la Congregazione è diffusa in 25 Paesi del mondo e le Suore della Carità continuano ad offrire la propria vita per la gloria di Dio Solo e per il bene dei poveri.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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